Fëdor Dostoevskij, viaggio nelle profondità dell’animo umano

Su Fëdor Dostoevskij si potrebbe parlare per ore e ore trovando sempre qualche spunto interessante da approfondire. La sua vita, come ci accingeremo a scoprire nel corso di questo articolo, è stata densa e ricca di episodi che definire “drammatici” è senza alcun dubbio riduttivo. L’infanzia vissuta a contatto con i malati, la tragica morte del padre, gli anni di prigionia in Siberia sono solo alcuni degli eventi nefasti che hanno caratterizzato il vissuto di uno dei più importanti scrittori della storia della letteratura russa ed europea. Ma è stato proprio a partire da queste vicende che opere come Delitto e castigo, I demoni e I fratelli Karamazov hanno potuto vedere la luce.

Quella di Dostoevskij è una letteratura intensa, oscura, torbida, volta ad indagare l’essenza dell’animo umano nelle sue sfumature più profonde e sottili. I temi del dolore, della sofferenza, della miseria, del senso di colpa, dei soprusi e degli abusi di potere sono centrali in tutte le sue creazioni, così come lo furono, d’altronde, nella sua esperienza di vita concreta.

È arrivato il momento di immergerci in quella che fu la storia conturbante e tormentata di Fëdor Michajlovič Dostoevskij per cercare di comprendere perché e attraverso quale modalità la sua opera è stata partorita.

L’infanzia e la giovinezza

Fëdor Michajlovič Dostoevskij, secondo figlio di Michail Andreevič Dostoevskij e di Marija Fëdorovna Nečaeva, nasce a Mosca l’11 novembre del 1821, sotto il segno zodiacale dello Scorpione. Se ci atteniamo al calendario giuliano ancora in uso nell’Impero russo dell’epoca, però, Dostoevskij risulta essere nato il 30 di ottobre. Fortunatamente, siamo a conoscenza del suo orario di nascita, ovvero le 9:47 del mattino, il che ci fornisce già una panoramica interessante sulla struttura della sua personalità che approfondiremo però meglio nella parte finale di questo articolo.

Ritornando brevemente sulle origini, il padre di Fëdor è stato un medico militare e la famiglia Dostoevskij ha abitato presso l’ospedale per poveri Marinskaja Bol’nica, lo stesso ospedale presso cui Michail prestava servizio al tempo. Il piccolo Fëdor, di natura sensibile e introversa, cresce dunque in un contesto che lo mette immediatamente in contatto con le tematiche di dolore, morte e malattia che vedremo poi caratterizzare in maniera non poco consistente la sua intera opera letteraria. Con la figura paterna ha un rapporto difficile e altalenante, anche perché, secondo le fonti più attendibili, Michail era una persona instabile e difficile da avere intorno, soprattutto a causa della sua dipendenza dall’alcol che lo rendeva spesso violento e pericoloso nei confronti della moglie, dei due figli e delle persone con cui era solito lavorare.

Per volere del padre, Fëdor, insieme anche al fratello maggiore, Mikhail Mikhailovich, verrà iscritto all’Istituto d’Ingegneria Militare. Prima dell’ammissione, però, la famiglia Dostoevskij andrà incontro ad una terribile tragedia: Marija Fëdorovna, moglie di Michail Andreevič e madre dei due piccoli Dostoevskij, muore di tisi nel 1837, quando Fëdor ha solamente sedici anni. Un anno più tardi, il giovane studente riuscirà a passare l’esame che gli consentirà l’ammissione presso la scuola d’Ingegneria, dalla quale uscirà, con il titolo di Ingegnere Militare, nel 1843. Nel 1839, però, a soli due anni di distanza dalla morte di Marija Fëdorovna, ecco che un’altra disgrazia colpirà la famiglia Dostoevskij. Stavolta, a rimetterci la pelle, sarà il padre di Fëdor, ucciso dai suoi servi in risposta alla violenza che, come già accennato vagamente poc’anzi, Michail era solito esercitare su di loro. Questo evento si rivelò sconvolgente per il giovane Dostoevskij, molto più di quanto non lo fosse stato la perdita della madre. Si narra, infatti, che proprio a seguito della morte del padre Dostoevskij abbia iniziato a soffrire di epilessia, malattia che lo tormenterà per il resto della sua vita.

Un anno dopo il diploma, Dostoevskij, rimasto solo assieme al fratello, sceglierà di rinunciare alla carriera militare per dedicarsi interamente alla scrittura. La sua missione di vita, da questo momento in avanti, diventerà quella di indagare le profondità dell’animo umano servendosi della sua brillante acutezza mentale e della sua singolare perspicacia psicologica, oltre che, chiaramente, di uno spiccato talento letterario che sarà immediatamente scoperto a seguito della pubblicazione del suo primo romanzo, Povera gente.

Gli esordi

Nella primavera del 1845, gli scrittori russi Nikolaj Alekseevič Nekrasov e Dmitrij Vasil’evič Grigorovič rimangono folgorati dalla lettura del primo romanzo di un giovanissimo e ancora sconosciuto autore che scopriranno poi prendere il nome di Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Entrambi gli autori decideranno di presentarsi davanti casa di Fëdor alle prime luci dell’alba per congratularsi direttamente con lui. Saranno proprio Nekrasov e Grigorovič a lanciare Dostoevskij nel panorama letterario del tempo, cominciando a parlare di lui e a divulgare quanto più possibile la sua prima opera che descrive in maniera impeccabile un’umanità disperata e degradata nella quale, però, l’autore scruta un intimo anelito di bontà.

Motivato da questi primi riscontri positivi, Dostoevskij si cimenterà in un tipo di lavoro febbrile. Il 1846, in particolare, sarà un anno piuttosto produttivo in cui il giovane talento russo pubblicherà ben due opere: Il sosia, con al centro la tematica dello sdoppiamento dell’io, e Romanzo in nove lettere, che Dostoevskij comporrà in una sola notte. Sfortunatamente, questi scritti non riscuoteranno lo stesso successo di Povera gente, motivo per cui si inizia a pensare che Dostoevskij sia soltanto l’ennesimo talento esaurito prima ancora di sbocciare.

Nonostante le critiche, però, la scrittura di Dostoevskij prosegue imperterrita. Nel 1848 il giovane autore pubblica su svariate riviste una serie di racconti, fra cui Il signor Procharcin, La padrona, La moglie altrui, Cuore debole, Racconti di una vecchia volpe, L’albero di Natale e lo sposalizio e Il marito geloso. Il 1848 sarà anche l’anno de Le notti bianche, uno dei romanzi brevi più famosi dello scrittore russo. La storia narra di un giovane sognatore che vive fuori dalla realtà, nella totale assenza di contatti umani. Mentre una sera si ritrova a passeggiare sul lungofiume della Neva, in quel di San Pietroburgo, il protagonista incontra una ragazza di nome Nasten’ka, della quale si innamora all’istante. Questo sentimento pare essere reciproco, al punto che i due sceglieranno di incontrarsi anche la notte successiva e quella dopo ancora. Nel corso di quattro notti, la loro storia toccherà le corde dell’onirico, riempiendosi di confidenze e di straordinarie promesse per il futuro. Tuttavia, mentre il protagonista, di cui non conosciamo il nome, comincia a nutrire sempre più speranze verso un avvenire condiviso con la propria amata, la giovane Nasten’ka sceglie di sottrarsi all’ultimo da questa magica avventura, tentando di dimenticare questo amore così tanto struggente, incerto e decisamente inatteso. Malgrado ai nostri giorni Le notti bianche sia considerato uno dei componimenti più validi di Dostoevskij, anche in questo caso, come lo fu per Il sosia, all’epoca della sua pubblicazione l’opera non suscitò un grandissimo clamore. Ma il tempo del Dostoevskij più immenso sarebbe ancora dovuto arrivare.

L’arresto e gli anni di prigionia

Il 23 aprile del 1849 sarà ricordato come uno dei giorni più bui dell’intera vita di Dostoevskij. Il giovane scrittore, iscritto da circa tre anni al circolo letterario socialista Petrasevskij, sarà arrestato assieme ad altri membri dell’associazione con l’accusa di “attività cospirativa”. Il gruppo di prigionieri verrà presto internato nella fortezza di Pietro e Paolo. La sentenza parla chiaro: la condanna è quella di morte.

Dostoevskij, rinchiuso in una cella d’isolamento, convive per otto lunghi mesi con l’idea di dover essere giustiziato. Il 22 dicembre del 1849, però, al momento stesso dell’esecuzione, ecco che avviene il colpo di scena: lo zar Nicola I annuncia il trasferimento di Dostoevskij e dei suoi compagni presso un campo di lavori forzati in Siberia, dove avrebbero dovuto trascorrere i successivi quattro anni della loro esistenza. La condanna a morte si rivela dunque una messa in scena punitiva, volta a generare tormento e sofferenza negli animi dei prigionieri.

In una famosa lettera spedita al fratello Mikhail, Dostoevskij racconta della sensazione che provò nel frangente stesso in cui scampò a quella morte a cui si stava preparando da circa otto mesi. Non si trattò, diceva, di un semplice sollievo, quanto più di una profonda trasformazione interiore che lo portò a vedere la vita attraverso una lente completamente diversa. È proprio a quel punto della propria esistenza che Dostoevskij comprese il profondissimo valore della vita e che capì quanto questa sia presente ovunque, anche nel dolore e nella sofferenza. Inutile dire come tutto questo si rivelò determinante per la stesura delle sue opere successive, dal peso mastodontico e ineguagliabile.

Trasferito nel penitenziario di Omsk, dove rimarrà fino al 1854, Dostoevskij svolgerà il suo dovere da prigioniero. Non furono, chiaramente, degli anni semplici, in quanto lo scrittore andrà incontro ad un aggravarsi delle sue crisi epilettiche e patirà, contemporaneamente a questo, l’impossibilità di leggere libro alcuno, se non il Vangelo.

Dopo i quattro anni di lavori forzati, Dostoevskij sarà costretto a trascorrere altri quattro anni di servizio militare, conducendo obbligatoriamente quel tipo di vita a cui, ricordiamolo, una volta finiti gli studi aveva deciso di rinunciare.

La liberazione definitiva avverrà nel 1859, quando gli sarà concesso di lasciare il servizio militare e di rientrare finalmente nella sua amata Pietroburgo.

Una nuova vita

Dopo aver trascorso gli anni più difficili della sua esistenza, Dostoevskij non perde tempo nel riprendere con ossessione e determinazione la sua attività di scrittura. Nello stesso 1859, anno della definitiva scarcerazione, pubblica Il villaggio di Stepancikovo e i suoi abitanti e tra il 1860 e il 1861 fonda, assieme al fratello Mikhail, la rivista “Vremja” che riscuote un grande successo anche grazie alla presenza di alcune traduzioni di autori come Victor Hugo, Edgar Allan Poe e altri. Nello stesso periodo e sulla stessa rivista, Dostoevskij pubblica Memorie da una casa di morti, che racconta la terribile vicenda vissuta dallo scrittore russo in Siberia, e Umiliati e offesi, che mette principalmente in risalto personaggi femminili e che tratta di tematiche legate all’umiliazione, al sacrificio e all’innocenza.

Nel 1862, Dostoevskij comincia una relazione sentimentale con Apollinarija Prokof’evna Suslova, mentre era già sposato, da circa cinque anni, con un’altra donna, Marya Dimiitryevna Isayeva. Inizia a viaggiare in giro per l’Europa, visitando la Francia, l’Inghilterra, la Germania, la Svizzera e l’Italia. Nel 1863, la rivista “Vremja” viene chiusa dalla censura a causa di un articolo sulla questione polacca. Nello stesso anno, Dostoevskij interrompe la sua relazione con l’amante Apollinarija durante un viaggio a Berlino.

Nel 1864, Dostoevskij fonda una nuova rivista, “Epocha”, e pubblica la prima parte di Ricordi dal sottosuolo, mentre stava ancora finendo di comporre la seconda. Il 1864 sarà un anno tragico per lo scrittore russo, segnato da profondissime perdite famigliari. Nel mese di aprile muore la sua prima moglie e, pochissimi mesi dopo, verrà a mancare anche il fratello Mikhail. Dostoevskij, tormentato dai debiti e fortemente bisognoso di denaro, firma un contratto con l’editore Stellovskij che avrebbe previsto la realizzazione di un nuovo romanzo entro l’1 novembre del 1866. In caso di mancata consegna, l’editore avrebbe avuto il diritto di pubblicare tutte le opere di Dostoevskij senza corrispondere alcun diritto d’autore per i successivi nove anni.

Sulla rivista “Russkij vestnik”, Dostoevskij comincia a pubblicare a puntate i capitoli di Delitto e castigo, completato nel dicembre del 1866. Si tratta probabilmente dell’opera più densa e incisiva dell’intera letteratura dostoevskiana, seconda solo a I fratelli Karamazov. Il protagonista, Rodion Raskol’nikov, è uno studente universitario che, travolto da un senso di superiorità rispetto alla morale e all’uomo comune, è mosso da un’idea che lo porterà ben presto a compiere un atto brutale: l’assassinio di una vecchia e perfida usuraia. Assieme a lei, Raskol’nikov ucciderà anche la sorella. Una volta compiuto il gesto, il protagonista si ammala di una struggente febbre cerebrale e segue, tormentato dall’angoscia, le indagini del detective Porfirij Petrovic, combattuto fra il voler ammettere la propria colpa ed un profondo senso di isolamento e di perdizione generato dal suo segreto. È evidente come la malattia fisica di Raskol’nikov, cui si accompagnano anche le allucinazioni e l’insonnia, non sia altro che una manifestazione più visibile del dolore interno con cui lo stesso protagonista si ritrova a combattere a seguito della messa in atto del suo gesto brutale. La profonda sofferenza a cui Dostoevskij fa riferimento è chiaramente quella legata al senso di colpa, tematica centrale del romanzo. Raskol’nikov riuscirà a liberarsi da questa struggente sensazione quando conoscerà Sonja, una giovane prostituta della quale si innamorerà e che si rivelerà decisiva per il suo processo di redenzione e di espiazione del proprio dolore.

L’amore con Anna Grigorevna e le ultime pubblicazioni

Dostoevskij comincia a lavorare al romanzo promesso all’editore Stellovskij solamente ad un mese dal termine della consegna. Consapevole del fatto di non avere alcuna possibilità di concludere il lavoro in tempo, sente il disperato bisogno di trovare un aiuto. È proprio così che il 4 ottobre del 1866 Dostoevskij fa la conoscenza di Anna Grigorevna, una giovane stenografa a cui affiderà il compito di trascrivere l’opera che lui stesso si sarebbe impegnato a dettarle. Durante i giorni trascorsi assieme a lavorare, i due scrittori si innamorano e cominciano una relazione caratterizzata da passione, affetto, sostegno, dolcezza ma anche da tragedie, disgrazie e gelosia. È il 29 ottobre del 1866 quando Dostoevskij spedisce Il giocatore, un testo che racconta la vicenda di un uomo completamente assorbito dalla passione per la roulette. Il romanzo è per lo più autobiografico, in quanto è ben noto l’amore che lo stesso Dostoevskij nutriva per il gioco d’azzardo.

Lo scrittore russo sposa Anna Grigorevna, appena ventenne, nel febbraio del 1867 e insieme a lei tornerà a girare per l’Europa per quattro lunghi anni. In Germania Dostoevskij perde, a causa del gioco, delle consistenti somme di denaro e si ritrova dunque in seria difficoltà economica. È il periodo in cui comincia a scrivere L’idiota, un altro dei suoi romanzi più importanti.

Un anno dopo il matrimonio, Anna dà la vita a Sonja, la prima figlia della coppia Dostoevskij. Disgraziatamente, però, la creatura vivrà a malapena tre mesi per poi morire, a causa di una malattia respiratoria, tra le lacrime e il dolore incommensurabile dei genitori. Dostoevskij, descritto da Anna come un padre affettuoso, dolce e amorevole, soffrirà enormemente per questa tragica perdita e la stessa Anna, nelle memorie dedicate al marito, dichiarerà apertamente in che modo questo lutto abbia segnato l’animo dello scrittore che si riprenderà solamente grazie alla sua scrittura, all’amore della moglie e all’immensa passione che nutriva verso la vita. Tutto questo fa in modo che la coppia Dostoevskij, sempre più innamorata, doni al mondo un’altra creatura, ovvero la piccola Ljubov’, nata nel 1869.

Nel 1870, Dostoevskij pubblica il romanzo breve L’eterno marito che pone al centro la tematica della gelosia e della rivalità fra due uomini legati dagli stessi amori. L’anno successivo, lo scrittore comincerà a distribuire sulla rivista “Russkij Vestnik” le prime puntate di un’altra delle sue opere monumentali, I demoni. È un romanzo denso che parla della politica del tempo e dei pericoli che questa avrebbe potuto comportare per il corretto evolversi della società russa ottocentesca. La battaglia nella quale Dostoevskij si immerge attraverso la stesura di questo testo è quella che si oppone al nichilismo, un ideale politico sempre più in voga e sempre più minaccioso per la sua epoca e per le generazioni del futuro. Si tratta di una corrente che mira a negare l’esistenza di Dio e a cancellare ogni tipo di valore esistente fino a quel momento nella civiltà umana.

Sempre nel 1871, Anna Grigorevna partorisce Fëdor, il secondo figlio dei Dostoevskij. A partire dall’inverno del 1872, invece, l’autore russo inizia a pubblicare una serie di articoli settimanali che, una volta raccolti, prenderanno il nome di Diario di uno scrittore. L’opera avrà in sé dei contenuti legati alla cultura, alla critica sociale, all’attualità e a episodi reali di cronaca nera. Dostoevskij comincia a manifestare in maniera più evidente e meno subdola le proprie idee politiche e il proprio concetto di giustizia, non tirandosi mai indietro dall’attaccare la magistratura russa ogni qualvolta lo ritenesse necessario.

Nel 1874 nasce Aleksej, l’ultimo figlio di Anna e di Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Quest’ultimo comincia, nello stesso periodo, a lavorare al romanzo L’adolescente, pubblicato nel 1875. Qualche anno dopo sarà la volta dell’opera probabilmente più significativa dell’intera letteratura dostoevskiana. Tra il 1879 e il 1880, Dostoevskij pubblicherà infatti a puntate I fratelli Karamazov, storia che si incentra sulla delicata tematica del parricidio. È un romanzo colossale che affronta il profondo conflitto umano fra bene e male, fede e dubbio, colpa e redenzione.

La morte

Grazie a I fratelli Karamazov, Dostoevskij raggiunge l’apice del suo successo e della sua notorietà. Nel 1880, viene invitato a Londra al Congresso letterario internazionale. Le sue condizioni di salute, però, risultano precarie al punto che lo stesso autore si ritrova costretto a declinare l’invito. Nonostante l’assenza dello scrittore russo, il presidente del Congresso Victor Hugo eleggerà Fëdor Michajlovič Dostoevskij Membro del comitato d’onore. Nello stesso anno, Dostoevskij leggerà, a Mosca, il celebre discorso su Puškin, grande poeta russo, che troviamo oggi presente in un passaggio del Diario di uno scrittore.

Il 28 gennaio del 1881, Fëdor Dostoevskij morirà a seguito di un aggravamento dell’enfisema polmonare che lo tormentava da anni. Tre giorni dopo, il giorno 31 dello stesso mese, la sua salma verrà sepolta nel cimitero del convento di Aleksandr Nevskij a Pietroburgo, con la presenza di quasi sessantamila persone.

La moglie Anna Grigorevna racconterà, nel suo testo Dostoevskij mio marito, la tragica morte dell’autore russo e la disperazione che questa inevitabilmente comportò per le sue conoscenze più strette. Con la morte di Dostoevskij, è venuto improvvisamente a mancare un punto di riferimento, un uomo forte dalle mille esperienze e vicissitudini, amante della vita nonostante tutto il dolore e la sofferenza che questa può implicare. Ed era proprio questo l’insegnamento più prezioso che Fëdor voleva comunicare al mondo intero. La vita è un dono unico che va preservato e vissuto al massimo della propria energia, della propria potenza e della propria intensità. La vita, diceva lo scrittore russo, è sempre pronta a riempirci di sorprese anche quando ci sembra che tutto stia andando male, anche quando la sofferenza è tale al punto che crediamo di intravedere la fine. Ma esiste sempre un nuovo inizio. E quale migliore prova di questo possiamo ritrovare nella tormentata quanto straordinaria vita del più grande esploratore dell’animo umano. Tutto questo, e chiaramente molto altro, è Fëdor Michajlovič Dostoevskij.

Fëdor Dostoevskij, il profilo astrologico

Per comprendere meglio la personalità di uno dei più grandi scrittori della storia della letteratura russa ed europea, diventa importante dare un’occhiata al suo tema natale, ovvero alla sua “carta d’identità” astrologica. L’astrologia, seppure oggi venga considerata una disciplina da “stregoni” o, nella sua versione più positiva, una blanda forma d’intrattenimento televisivo, resta in ogni caso la scienza più antica del mondo che ci offre un aiuto fondamentale per scavare all’interno della psiche dell’individuo e scoprirne le qualità, i difetti, le potenzialità e le varie sfaccettature caratteriali, oltre che per conoscere il destino e gli ambiti della vita in cui la persona può trarre la maggiore fortuna.

Riguardo la vita di Dostoevskij, conosciamo, se non proprio tutto, certamente una buona parte. Ma è proprio per questo che osservare in che modo si presentava il cielo al momento della sua nascita ci diventa essenziale per capire il perché la sua esistenza ha preso la piega che abbiamo appena avuto modo di conoscere attraverso la lettura di questo articolo.

Come possiamo notare dal grafico, Dostoevskij nasce con il Sole in Scorpione, che rende la sua natura complessa, torbida e profondamente misteriosa. La sua anima, così tanto intensa e a tratti difficile da interpretare, è chiamata ad immergersi in tutte quel tipo di esperienze che hanno che fare con situazioni di morte e rinascita, di crolli e trasformazioni, di lutti, perdite, traumi e abbandoni che consentano all’individuo di crescere e di entrare a contatto con il lato più oscuro dell’esistenza. È proprio questa la missione di vita che ogni Sole in Scorpione è chiamato a condurre durante il proprio cammino.

Attraverso quale modalità, però, Dostoevskij affronta tutta questa serie di esperienze? A risponderci, in questo caso, sarà il suo Ascendente in Sagittario che ci parla di un modo di presentarsi al mondo e di approcciarsi alle situazioni della vita con una vena di profondo ottimismo e di fiducia sul fatto che le cose, alla fine, prenderanno sempre e comunque un risvolto positivo. Abbiamo già avuto modo di osservare, infatti, quanto Dostoevskij riuscisse sempre a vedere la luce anche nelle vicende più buie e tenebrose dell’esistenza, affacciandosi al mondo con un’energia solare, aperta ed entusiasta. Inoltre, questo aspetto contribuisce a rendere lo scrittore russo una figura molto spirituale, in quanto il Sagittario (insieme ai Pesci) è noto per essere il segno più mistico dello zodiaco.

Per conoscere invece il tipo di sensibilità di Dostoevskij, e dunque in che modo l’autore reagiva internamente alle situazioni della vita e come era strutturato il suo mondo interiore, dobbiamo osservare in quale posizione si trovava la Luna al momento della sua nascita. La risposta, come possiamo osservare dallo stesso grafico, è che il transito della Luna, nell’atto stesso in cui Dostoevskij vide la luce per la prima volta, si verificava all’interno dello spazio zodiacale dei Gemelli. Una Luna in Gemelli segnala un bisogno molto profondo di comunicare e di scambiare informazioni, di creare connessioni con l’ambiente circostante e di sfruttare la parola come mezzo di espressione delle proprie emozioni. È una Luna giocosa e amante del divertimento (da qui la sua passione per il gioco d’azzardo, da cui anche un Sole in Scorpione può essere molto attratto) ma bisognosa al contempo di razionalizzare la propria sfera emotiva attraverso tutte quelle attività che glielo consentano, come, ad esempio, la scrittura creativa. C’è da aggiungere che la Luna in Gemelli di Dostoevskij si trova congiunta perfettamente al suo Discendente, che rappresenta la modalità attraverso la quale ci comportiamo in coppia e in amore. Questo aspetto è indicatore del fatto che Dostoevskij nutrisse un bisogno molto potente, al fine di sentirsi emotivamente appagato, di trovarsi sempre e comunque coinvolto in una relazione sentimentale e di percepirsi intensamente legato ad un’altra persona. Viveva ogni rapporto amoroso con una profondissima emotività e con un notevole coinvolgimento affettivo ma, al tempo stesso, con una vena giocosa e piuttosto adolescenziale.

Siccome l’articolo è incentrato soprattutto su quella che è stata la vita del grande scrittore russo, ritengo opportuno limitarci a parlare solamente degli aspetti più importanti e centrali di un tema natale di una persona, ovvero il Sole, l’Ascendente e la Luna. Aspetti che, come abbiamo appena avuto modo di osservare, ci forniscono comunque delle risposte importanti su quella che è stata la personalità di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, uno spirito forte e sensibile, morbido e tagliente, oscuro e vitale sul quale ci sarà sempre e comunque qualcosa di nuovo da scoprire. E non è escluso, infatti, che in futuro non torneremo nuovamente su questa figura tanto controversa quanto importante per l’intera storia dell’umanità.

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